Nel caso della famiglia nel bosco, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, con ordinanza del 5 marzo 2026, ha disposto l’allontanamento dei minori dalla comunità in cui si trovano attualmente ospitati e il loro collocamento in una diversa struttura educativa, senza la presenza della madre.
Secondo quanto emerge dal provvedimento, la decisione è stata assunta alla luce di una serie di elementi ritenuti rilevanti per la tutela dei minori. Il Collegio evidenzia, in particolare, criticità legate all’istruzione scolastica, al rapporto con gli operatori, all’equilibrio emotivo dei figli e alla gestione quotidiana della permanenza in comunità.
Famiglia nel bosco: i motivi della decisione del Tribunale
Nell’ordinanza sulla famiglia nel bosco, il Tribunale richiama anzitutto la presunta violazione dell’obbligo di istruzione della figlia in età scolare. Tale circostanza, secondo il provvedimento, emergerebbe anche dalle dichiarazioni rese dalla madre all’équipe del Servizio di Neuropsichiatria Infantile, dalle quali si desumerebbe una posizione ideologica ostile al percorso scolastico.
Un ulteriore profilo valorizzato dal Tribunale riguarda l’atteggiamento della madre nei confronti delle decisioni assunte dalla tutrice e dal Servizio Sociale in esecuzione della precedente ordinanza dell’11 dicembre 2025. Il provvedimento descrive infatti una crescente ostilità verso gli operatori coinvolti nel percorso di sostegno e presa in carico dei minori.
Le criticità emerse nella comunità
Sempre con riferimento alla famiglia nel bosco, nell’ordinanza si legge che il 27 gennaio, durante un’attività scolastica, la maestra avrebbe proposto il supporto di un’educatrice per consentire alla figlia maggiore di concentrarsi meglio sul programma didattico della classe terza, mentre gli altri minori, secondo quanto riportato, tendevano spesso a interrompere la lezione e a distrarla.
In quella circostanza, la madre sarebbe intervenuta in modo oppositivo nei confronti dell’educatrice, contestandone la presenza in aula. Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, l’episodio avrebbe inciso negativamente anche sull’andamento dell’attività didattica.
Gli educatori della comunità, inoltre, avrebbero segnalato ripetuti tentativi di instaurare un dialogo collaborativo con la madre, senza però ottenere risultati concreti. Nella loro relazione, richiamata dal Tribunale, si parla di un atteggiamento spesso ostile, svalutante e privo di fiducia verso gli operatori, con possibili ricadute anche sul comportamento dei bambini.
Il ruolo della madre e l’impatto sui minori
Uno dei passaggi centrali dell’ordinanza sulla famiglia nel bosco riguarda il peggioramento dell’umore materno nel corso della permanenza in struttura. Secondo il Tribunale, tale peggioramento potrebbe essere collegato all’aspettativa, coltivata dalla donna, di una permanenza molto breve in comunità e di un rapido rientro dell’intero nucleo familiare presso la propria abitazione.
Il provvedimento richiama anche l’episodio del 14 gennaio relativo alla somministrazione delle vaccinazioni ai minori. In quel contesto, viene evidenziato il ruolo collaborativo del padre, che avrebbe cercato di rassicurare la moglie e di favorire lo svolgimento dell’intervento sanitario, a fronte della contrarietà espressa dalla madre.
Anche l’attività del Servizio di Neuropsichiatria Infantile, secondo quanto riportato nell’ordinanza, sarebbe stata rallentata dalla posizione oppositiva materna, manifestata anche tramite i difensori.
Famiglia nel bosco: gli episodi più gravi segnalati nella relazione
Particolarmente rilevanti, nella decisione sulla famiglia nel bosco, sono gli episodi riportati nella relazione del 19 febbraio 2026. In essa si riferisce che, nell’ultima settimana osservata, si sarebbero verificate nuove criticità nella gestione dei comportamenti dei minori.
Secondo quanto riportato dagli operatori, i bambini avrebbero tentato di aggredire due educatrici presenti, definendole “cattive persone”, espressione che, sempre secondo la relazione, sarebbe stata spesso utilizzata dalla madre davanti ai figli. Con tale intento, avrebbero rotto alcune persiane per ricavarne bastoni da lanciare, mettendo a rischio non solo la propria incolumità, ma anche quella di altri ospiti della struttura, tra cui una bambina molto piccola, oltre a provocare lievi ferite a un’educatrice.
Il Tribunale osserva che, in quella circostanza, la madre non sarebbe intervenuta per fermare o richiamare i figli, limitandosi ad attribuire la responsabilità dell’accaduto agli operatori e ad allontanarsi. Il tutto, secondo il provvedimento, davanti ai minori.
Perché il Tribunale ha disposto il trasferimento dei minori
La casa-famiglia, si legge nell’ordinanza relativa alla famiglia nel bosco, ha ribadito la propria impossibilità di garantire in modo efficace sia l’attuazione degli interventi programmati dalla tutrice e condivisi dal Collegio, sia l’incolumità dei minori e la serenità degli altri ospiti.
Il Tribunale sottolinea inoltre che la permanenza della madre nella comunità non costituiva una prescrizione contenuta nell’ordinanza del 13 novembre 2025. Si trattava, piuttosto, di una scelta inizialmente ritenuta opportuna dal Servizio Sociale per agevolare l’adattamento dei minori e osservare da vicino le dinamiche genitoriali.
Tuttavia, sempre secondo il Collegio, dalla fine di gennaio la condotta della madre avrebbe assunto caratteri tali da costituire un grave pregiudizio non solo per l’istruzione dei figli, ma anche per il loro equilibrio psichico, per il percorso educativo e persino per la loro incolumità. Per questa ragione, il Tribunale richiama espressamente i presupposti per un provvedimento cautelare ai sensi dell’art. 330, comma 2, c.c.
La decisione finale sulla famiglia nel bosco
Alla luce di tali elementi, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha quindi disposto, nel caso della famiglia nel bosco, l’allontanamento dei minori dalla casa-famiglia in cui erano collocati e il loro trasferimento in un’altra comunità educativa, con interruzione della convivenza con la madre.
La decisione si inserisce nel quadro delle misure adottate dall’autorità giudiziaria minorile quando ritiene necessario intervenire con urgenza per la protezione dei minori, in presenza di situazioni considerate pregiudizievoli per il loro sviluppo e la loro sicurezza.